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A CHI STA A CUORE L’INTEGRITÀ DELLA MONTAGNA?

Maurizio Torri
21/12/2011

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA LETTERA INVIATACI DALLA COMMISSIONE SENTIERI C.A.I. GAZZANIGA I sentieri hanno sempre rivestito un ruolo importante nella storia dell’uomo. E’ per mezzo di queste primitive infrastrutture che l’uomo ha potuto adattare alle proprie esigenze – antropizzare si direbbe oggi – una natura selvaggia inesplorata...

Con esse ha potuto dominare la montagna, conoscerne i segreti, superarne le asperità, frequentarla con sicurezza rafforzando muscoli e saggezza. Ha potuto ricavare coltivi e pascoli ad altitudini sempre maggiori, ha potuto stabilire rapporti con altri uomini, con altri popoli, con altri saperi. Non a caso la parola sentiero è tanto frequente nel linguaggio corrente e nella letteratura dove ha assunto varie funzioni metaforiche, fino a significare nei testi biblici la nostra via terrena verso la salvezza eterna. Ancora oggi queste antiche vie, pur snobbate dall’impero del catrame, mantengono un ruolo importante e sono un patrimonio comune. Non si cammina più, o raramente, per necessità, ma per ricreazione, per conoscere, per rivivere le secolari vicende che hanno visto la loro nascita. Percorrendoli passo dopo passo, si provano ancora sensazioni di misteriosa partecipazione a quell’atavico legame dell’uomo con la terra, che ha indotto a tanta cura dei sentieri, dotandoli delle ‘opere d’arte’ di cui purtroppo rimangono pochi ruderi. Lontano dagli odori, dai rumori, dai sapori dell’industrializzazione, gli escursionisti desiderano ritrovare gli antichi profumi, l’antico silenzio cibo della mente, gli antichi sapori, l’aria priva di polveri sottili, bellezze senza deturpazioni urbanistiche. L’aumento del tempo libero ha prodotto anche il turismo di massa e gli assalti di fine settimana alle montagne e queste in un primo tempo si sono viste disseminate di rifiuti, depauperate di fiori. Chi non ricorda i mazzi di stelle alpine, di narcisi, di ciclamini, vanto dei migliori predatori? Sono occorsi decenni prima che le cose migliorassero, a colpi di educazione ambientale e di… sanzioni. Tanto che non di rado si vedono più pulite le montagne che non i centri abitati. Si è insomma scoperta la necessità di un turismo ecocompatibile. E si è moltiplicato il prezioso e insostituibile volontariato a difesa dell’ambiente alpino. Le Commissioni Sentieri del C.A.I. della Provincia di Bergamo hanno intensificato il loro specifico e non facile lavoro di manutenzione dei sentieri per favorire l’accesso alla montagna tanto portatrice di valori e di occasioni culturali. Ma non sono risolti tutti i problemi. Spesse volte si assiste a frequentazioni tutt’altro che ecocompatibili. Fra queste annoveriamo la strana abitudine di percorrere sentieri di montagna con mezzi motorizzati, soprattutto da parte dei così chiamati ‘centauri’, versione moderna dei loro selvaggi e bellicosi prototipi della Tessaglia tramandati dalla mitologia classica. I quali però, vinti e sottomessi, simboleggiano il dominio della ragione sull’istinto. Ma forse le orecchie indurite dai motori rombati sono diventate sorde e non sanno più ‘intendere’ la conclusione della storia dei Centauri con la C maiuscola. Con il loro cavallo meccanico questi nuovi centauri con la c minuscola non possono certamente accedere alla fruizione dei benefici della montagna, del suo patrimonio di opportunità istruttive, ricreative e di elevazione dello spirito. Non possono così rispettare la natura dal momento che non possono amarla. Non possono accorgersi che le loro ruote rovinano il piano di calpestio rimuovendo le pietre o i ciottoli disposti con arte e fatica dai loro antenati e creando dei solchi fangosi. Non considerano che gli escursionisti sono costretti a respirare i loro gas di scarico e a sopportare il loro frastuono. Non sanno che il loro fragoroso passaggio induce la selvaggina ad abbandonare il suo habitat naturale. Non pensano o non vogliono pensare, che qualcuno fatica per riparare i loro danni. Noi della Commissione Sentieri del C.A.I. di Gazzaniga, quasi 500 tessere, 64 km di sentieri, più volte, specie negli ultimi due anni, abbiamo sollevato questo problema. Ora un ennesimo episodio increscioso ha fatto traboccare il vaso. La Giornata dei Sentieri è stata dedicata al sentiero n. 523 o del venticinquesimo di fondazione del C.A.I. di Gazzaniga, e anche al 517 della valle Asinina. Quest’ultimo, dopo che abbiamo lavorato un’intera domenica, con fango fin sopra i capelli, per costruire un ponticello e trenta gradoni con robusti travetti, pochi giorni dopo è stato ritrovato manomesso e dissestato da un assalto centauresco. Danno involontario? Ammettiamo. Ma è ora che anche questi signori rispettino le norme che vietano certe scorribande e che i loro dirigenti non permettano di organizzare queste sortite fuori campo. Noi non vogliano essere ringraziati per il lavoro che svolgiamo per puro amore della montagna, ma non vogliamo nemmeno essere beffati per queste trasgressioni che sono grosse umiliazioni per chi coltiva con infaticabile volontariato e grande passione il giardino della montagna di tutti. Se le Istituzioni e gli Enti locali preposti alla vigilanza sull’ambiente montano non intervengono a far rispettare il divieto di transito, chi deve intervenire? Noi volontari che non ne abbiamo facoltà? Gli escursionisti che quando sentono il violento fracasso di una squadra in arrivo, si tirano in disparte per evitare impari controversie? Vogliamo pertanto sapere e con qualche certezza a chi veramente sta a cuore l’integrità, la salvaguardia e la qualità della montagna, non solo bergamasca, come sta a cuore quella del proprio giardino. O non starà a cuore più a nessuno, nemmeno a noi volontari del C.A.I.!

 

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